Legge salva suicidi 2022: come funziona e cosa sapere?

Normative e indicazioni sulla legge salva suicidi e disposizioni

Conosciuto anche come legge anti suicidi o salva debiti, la Legge salva suicidi è una misura volta a tutelare e aiutare chi si trovi in gravi situazioni di difficoltà e non riesce a far fronte ad un debito.

Ma perché chiamarla proprio ‘’Legge salva suicidi’’? L’espressione nasce in realtà in ambiente giornalistico ed è riferita ad un momento storico preciso. Sono gli anni del Governo Monti e in Italia gli effetti della crisi politica e della crisi economica del 2008 ancora incidono sulla ripresa. Legge salva suicidiMolte aziende falliscono e molti imprenditori, purtroppo, si tolgono la vita. Con la Legge n.3/2012 il Governo per la prima volta affronta in maniera sistematica il problema del sovraindebitamento privato. In particolare, vengono introdotte disposizioni riguardanti la composizione della crisi da sovraindebitamento.

L’attuale contesto economico e sociale ha, tuttavia, visto aumentare sempre più le situazioni di disagio economico, sia a livello privato che di piccole e medie imprese o categorie professionali. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: mutui insostenibili, categorie che non riescono ad arrivare a fine mese, imprese subissate di debiti con le banche e l’Agenzia delle Entrate.

Per far fronte a questa situazione si è tornati di nuovo a mettere mano alla Legge n.3/2012 sul sovraindebitamento, che ha alle spalle, come si vedrà, un lungo iter, utilizzata da chi ha avuto problemi con sofferenze bancarie.

In questo articolo analizzeremo le modifiche intervenute nel testo originario e cercheremo di indicare le procedure da seguire e individuare i soggetti che possono farvi ricorso e in quali casi la legge trova applicazione.

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    Legge salva suicidi 2022: cos’è?

    Quando si parla di Legge salva suicidi si fa riferimento sempre alla legge n. 3/2012, che fu varata per far fronte al numero crescente di dichiarazioni di fallimento e di debiti insoluti. Anche se sottoposta a numerose modifiche nel corso del tempo, ancora oggi invariati ne restano l’impianto e la ratio.

    In pratica la legge consente ai debitori in condizione di sovraindebitamento, in accordo coi creditori, di dilatare il proprio debito in modo da consentirne l’estinzione.

    Chi se ne avvale deve presentare un Piano di ristrutturazione dei debiti impostato sulla base delle sue reali condizioni economiche. Se viene raggiunto l’accordo, il debitore restituisce il debito in base alle sue disponibilità, mentre la restante parte viene cancellata.

    I vantaggi che il debitore ne trae sono in particolare:

    • riuscire a saldare parte del debito;
    • evitare l’intervento di procedure esecutive a suo carico (espropriazione dei beni, pignoramenti, ecc…);
    • la possibilità di pagare i creditori liquidando il suo patrimonio immobiliare, specie per i debiti derivanti da attività lavorativa.

    Per accedere alla procedura è necessario presentare l’istanza ad un organo competente che possa valutare se sussistono le condizioni per richiedere l’intervento del giudice e che seguirà il debitore durante tutto l’iter. L’organo competente è l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC), organismo autonomo incaricato dalla Camera di Commercio a ricevere le domande di adesione alla procedura: è bene che a seguire il debitore sia un Gestore della crisi, che raccoglierà tutta una serie di informazioni utili ad attestare la credibilità del piano di risanamento.

    Il Gestore si incaricherà di trasmettere la documentazione al Tribunale e il giudice incaricato, verificato il Piano, procederà, se ne certifica i presupposti, omologa l’intesa raggiunta coi creditori e il piano.

    Il piano, che ricordiamo è stilato sulle reali possibilità del debitore ed è volto ad ottenere una restituzione di una parte del debito, deve essere accettato da almeno il 60% dei creditori.Legge anti suicidi: come funziona?

    L’omologa del giudice dà l’avvio all’esdebitazione. Si tratta, in quest’ultimo caso, di uno strumento introdotto successivamente alla legge 3/2012, ed esattamente con la legge 155/2017, che consente a chi è in grave difficoltà economica di liberarsi dei propri debiti, anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, nonché da tutte le procedure esecutive a suo carico, eccetto per debiti sopravvenuti dopo l’avvio della procedura.

    In più sia il piano che l’intervento del giudice rappresentano una garanzia per i creditori, assicurati dal fatto che l’impegno del debitore nei loro confronti viene controllato e approvato da un’autorità.

    Oltre all’accordo per la ristrutturazione dei debiti, ci sono altri due procedimenti attuabili ai fini dell’esdebitazione:

    • il concordato minore: che si applica soprattutto quando sono coinvolte piccole imprese e aziende agricole;
    • la liquidazione del debitore: consiste nella vendita dei beni del debitore al fine di ripagare il debito ai creditori.

    Come si può dedurre da quanto finora esposto, la Legge salva suicidi non si applica a tutti i casi in cui un debitore si trova in difficoltà economica, ma è necessario che ricorrano alcuni requisiti.

    Quando si applica la legge anti suicidi

    La legge trova applicazione in tutti quei casi in cui:

    • ci sia una situazione di sovraindebitamento;
    • i soggetti coinvolti siano non fallibili (e dunque privati, ma anche piccoli imprenditori o liberi professionisti)
    • vi sia giudizio di meritevolezza del debitore.

    Per prima cosa cerchiamo di capire cosa si intende per sovraindebitamento. La legge 3/2012 definisce tale termine come ‘’una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente’’. Una situazione quindi che determina l’incapacità economica del soggetto di far fronte ad un debito assunto e che si protrae nel tempo.

    La normativa, tuttavia, si rivolge ad una categoria specifica, ossia quella dei soggetti non fallibili che vi possono ricorrervi per ogni tipologia di debito, escluso quello derivante dal gioco d’azzardo. Non possono, invece accedervi:

    • l’imprenditore che ha altre procedure concorsuali;
    • chi ha già fatto ricorso ad una procedura di sovraindebitamento nei 5 anni precedenti;
    • chi è stato soggetto a procedimenti esecutivi;
    • chi presenta una documentazione incompleta o insufficiente a ricostruire la situazione economica.

    Il giudizio di meritevolezza del debito, invece, si riferisce al fatto che il debitore non si sia indebitato oltre le sue capacità in maniera volontaria e consapevole. Un’interpretazione da leggersi nell’ottica di un intento fraudolento, doloso o colposo da parte del creditore.

    Numerose sono ad oggi le sentenze in cui la legge ha trovato applicazione e riguardano i casi più disparati: da quello dell’artigiano che non riesce più a sostenere i pagamenti delle cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate a quello del privato che ha perso il lavoro e non ha più le risorse finanziarie per fronteggiare i costi, ad esempio di un mutuo.

    Prendiamo quest’ultimo caso per vedere cosa accade quando si verifica una simile eventualità.

    Mettiamo per ipotesi che l’immobile per il quale il privato ha richiesto il mutuo sia del valore di 100.000€. Il proprietario ad un certo punto non riesce più a pagare le rate del mutuo. Avviata la procedura per l’esdebitazione nel piano di ricomposizione del debito dichiara di riuscire a restituire una somma pari a 50.000€. La banca a questo punto valuterà più conveniente accettare l’accordo anziché ricorrere al pignoramento e mettere all’asta l’immobile e questo per due motivi:

    • il valore di mercato dell’immobile, considerato nel periodo di riferimento, potrebbe essere inferiore a quello iniziale per cui era stato concesso il finanziamento;
    • a seguito di più aste l’immobile potrebbe essere venduto ad un prezzo assai inferiore a quello di mercato, nonché a quello iniziale.

    Dunque per la banca è più sicuro avere la certezza di rientrare almeno della metà del credito.

    Vogliamo citarvi anche un caso realmente accaduto e divenuto assai noto: la storica sentenza emessa dal Tribunale di Busto Arsizio nel 2014.in cui una cartella dell’allora Equitalia fu ridotta dell’85%.

    Dopo aver approvato il piano di risanamento presentato dal debitore, il debito, che era di 87.000€ fu ridotto a 11.000€.